Tag: imprese

  • Automazione e Intelligenza Artificiale: Il Futuro dell’IT Proattivo

    Automazione e Intelligenza Artificiale: Il Futuro dell’IT Proattivo

    In Breve

    Qual è l'ideale esperienza IT?
    Un'esperienza IT ideale è caratterizzata da dispositivi rapidi e applicazioni sempre disponibili.
    Cosa sono le soluzioni di Autonomous Endpoint Management?
    Sono sistemi che combinano telemetria, intelligenza artificiale e automazione per risolvere problemi IT in modo proattivo.
    Qual è il ruolo dell'intelligenza artificiale nell'IT?
    L'intelligenza artificiale aiuta a identificare pattern e suggerire azioni correttive per migliorare le performance IT.

    L’ideale esperienza IT è quella che gli utenti non notano: dispositivi rapidi, videoconferenze stabili e applicazioni pronte all’uso. Negli ultimi anni, il settore IT ha subito una trasformazione significativa, passando da un approccio reattivo a uno proattivo e automatizzato. Questo cambiamento è stato reso necessario dalla crescente complessità degli ambienti di lavoro e dalla moltiplicazione dei punti di guasto.

    La Digital Employee Experience (DEX) ha migliorato la visibilità su performance e frizioni percepite dagli utenti. Tuttavia, la semplice visibilità non basta: è fondamentale avere sistemi capaci di interpretare i dati, collegare segnali eterogenei e agire rapidamente. In questo contesto, l’Autonomous Endpoint Management (AEM) emerge come una soluzione innovativa. Essa combina telemetria in tempo reale, intelligenza artificiale e automazione per identificare le cause dei problemi e suggerire azioni correttive.

    L’intelligenza artificiale gioca un ruolo cruciale, poiché è in grado di correlare segnali provenienti da vari dispositivi, applicazioni e reti, evidenziando pattern difficili da individuare manualmente. Questo approccio permette di implementare scenari di IT self-healing, dove il sistema può intervenire automaticamente su problemi come consumi eccessivi di memoria o degrado delle prestazioni, riducendo così il numero di ticket e le interruzioni per gli utenti.

    Nonostante l’automazione e l’AI stiano riducendo il carico operativo, il ruolo dei team IT rimane centrale. Questi professionisti possono concentrarsi su decisioni strategiche di governance e sicurezza, mentre l’AI si occupa delle operazioni quotidiane. L’orientamento del settore è verso piattaforme che operano in tempo reale, comprendono il contesto e agiscono in modo sicuro e scalabile.

    Il principale obiettivo di queste tecnologie è mantenere gli utenti produttivi, evitando che i problemi tecnologici interrompano il lavoro. Con l’evoluzione continua delle tecnologie, le aziende devono adattarsi e investire in soluzioni che garantiscano un ambiente di lavoro fluido e senza intoppi.

  • Synthesia lancia Roleplay Sessions: la nuova frontiera del training interattivo con AI

    Synthesia lancia Roleplay Sessions: la nuova frontiera del training interattivo con AI

    In Breve

    Cos'è Roleplay Sessions di Synthesia?
    È una piattaforma di training interattivo che utilizza avatar AI per simulare conversazioni ad alto rischio.
    Quali sono i principali utilizzi di Roleplay Sessions?
    Viene utilizzata per la formazione in pitch di vendita, valutazioni delle performance e gestione di reclami.
    Chi sono i clienti di Roleplay Sessions?
    Tra i clienti ci sono alcune delle più grandi aziende europee e società di recruiting a livello mondiale.

    Synthesia, nota per le sue soluzioni di intelligenza artificiale nel campo della formazione, ha recentemente lanciato Roleplay Sessions, un prodotto innovativo che offre un training interattivo per i dipendenti. Questa piattaforma consente di esercitarsi in conversazioni ad alto rischio, come pitch di vendita, valutazioni delle performance e gestione di reclami, utilizzando un avatar AI che risponde e valuta le performance in base a rubriche prestabilite.

    Roleplay Sessions rappresenta la prima fase di una piattaforma più ampia, chiamata Sessions, che Synthesia prevede di ampliare con ulteriori formati, tra cui colloqui di lavoro e screening dei candidati. L’azienda ha sviluppato questo strumento in risposta alla crescente attenzione delle imprese verso il ritorno sugli investimenti in AI per la formazione. Secondo Synthesia, molte iniziative formative attuali informano ma non modificano il comportamento; il vero apprendimento, infatti, avviene attraverso la pratica e il feedback.

    Il nuovo prodotto integra rubriche, dati di performance e analytics con la tecnologia proprietaria di avatar e voce. L’intelligenza di ragionamento sottostante si basa su modelli di OpenAI, con l’obiettivo di fornire non solo contenuti generati, ma anche prove misurabili dell’efficacia formativa.

    Tra i primi clienti di Roleplay Sessions ci sono alcune delle più grandi aziende europee, inclusa una delle prime tre per capitalizzazione, una tra le prime cinque della Fortune 100 e una delle maggiori società di recruiting a livello mondiale. I casi d’uso più comuni riguardano la formazione dei team di vendita e dei leader, con un focus particolare sulle soft skills. I clienti possono scegliere di creare programmi internamente o di avvalersi dei consulenti di Synthesia per soluzioni su misura, basate sui documenti e sul contesto formativo già esistenti.

    Attualmente, Roleplay è disponibile come offerta enterprise, ma l’azienda ha in programma di estenderne l’accesso a piccole imprese, prosumer e istituzioni educative nei prossimi mesi, in concomitanza con la diminuzione dei costi di inference. Victor Riparbelli, cofondatore e CEO di Synthesia, ha sottolineato l’importanza della pratica guidata e del feedback per un apprendimento efficace, riconoscendo al contempo l’efficacia del video rispetto a testi o documenti.

  • Le imprese italiane all’estero: resilienza e investimenti nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: resilienza e investimenti nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero nel 2026?
    Il 51% delle imprese italiane intervistate intende investire sui mercati esteri.
    Quali sono le principali sfide per le imprese italiane all'estero?
    Le sfide includono dazi, politiche protezionistiche e costi crescenti di materie prime ed energia.
    Quali sono le aree geografiche più favorevoli per le imprese italiane?
    In America Latina, l'80% delle aziende segnala un clima molto positivo.

    Le aziende italiane attive sui mercati internazionali mostrano una sorprendente resilienza, continuando a investire nonostante le sfide rappresentate da dazi, politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha raccolto dati dalle Camere di commercio italiane all’estero, il 40% delle imprese considera il clima per i prodotti italiani «molto positivo», con una domanda in crescita.

    La situazione varia significativamente a seconda delle aree geografiche. In America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono più divise, oscillando tra un quadro stabile e un atteggiamento più prudente.

    In termini di investimenti, il 51% delle imprese intervistate ha dichiarato l’intenzione di investire nei mercati esteri. Solo il 3% ha segnalato una riduzione della propria esposizione, mentre il 26% adotta un approccio più cauto e il 20% si concentra sulla difesa delle posizioni già acquisite. Le imprese in Asia e negli Stati Uniti si dichiarano completamente orientate a investire, mentre in Europa si registra una maggiore cautela, con il 39% delle aziende pronte a nuovi investimenti e il 33% focalizzate su strategie difensive.

    Tra i principali fattori che influenzano le decisioni d’investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le preoccupazioni più rilevanti, segnalati dal 57% del campione. Altri fattori significativi includono il rischio di cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici e conflitti regionali (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica (14%).

    Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta puntare sulla qualità del prodotto. Oltre la metà degli intervistati ha indicato come prioritaria una strategia di medio-lungo periodo. Il 29% ha sottolineato l’importanza di scegliere partner locali affidabili, mentre il 26% ha evidenziato la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione. I principali concorrenti identificati includono Cina (77%), Francia (46%) e Germania (43%).

    Le imprese italiane ritengono necessarie misure come una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un sostegno pubblico più robusto all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Per il 2027, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati. In particolare, il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità. Nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha dichiarato che il made in Italy è ancora percepito come un simbolo di qualità e stile, ma ha avvertito che «oggi non è più sufficiente». Secondo Pozza, nei mercati internazionali è fondamentale mantenere una presenza continua, conoscere le regole locali, scegliere partner affidabili e adattare il modello commerciale. La qualità deve essere vista come un punto di partenza, non come un traguardo.

  • Commercio in Italia: un settore in trasformazione tra chiusure e crescita del fatturato

    Commercio in Italia: un settore in trasformazione tra chiusure e crescita del fatturato

    In Breve

    Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018?
    Il numero di negozi è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità.
    Come è cambiato il fatturato del settore commercio?
    Il fatturato complessivo è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato una crescita nel numero di addetti?
    Settori come abbigliamento e calzature hanno visto un incremento del 22,4% nel numero di addetti.

    Negli ultimi anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito un cambiamento radicale. Tra il 2018 e i dati più recenti, il numero di negozi è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, con una perdita di circa 96mila unità (-14,4%). Questa contrazione ha avuto un impatto significativo, in particolare sugli ambulanti, che hanno visto una riduzione del 27,3%, e sui piccoli negozi alimentari, che hanno subito un calo del 17,9%.

    Nonostante queste chiusure, il fatturato complessivo del settore ha mostrato una crescita notevole, aumentando del 25,7%, da 326,8 a 410,7 miliardi di euro. Questo incremento è principalmente attribuibile ai discount alimentari, che hanno visto un aumento delle unità locali del 7,4%, degli addetti del 51,2% e del fatturato del 101,1%. L’inflazione, che nel periodo è salita del 19,8%, ha certamente influito, ma non è l’unico fattore alla base di questa crescita: le famiglie italiane stanno cercando sempre più convenienza nelle loro spese quotidiane.

    In aggiunta, l’aggregato che comprende e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici ha registrato un incremento significativo, con un aumento del 13,6% delle unità locali e del 41,9% del fatturato. Questo riflette un cambiamento nelle abitudini di acquisto dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni digitali e pratiche.

    Dal punto di vista occupazionale, la riduzione dei punti vendita non ha comportato una perdita equivalente di posti di lavoro. Infatti, il numero di addetti è sceso solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno visto incrementi marcati nel numero di addetti (+22,4%), così come negli articoli culturali e ricreativi (+21,4%), nonostante molte insegne abbiano chiuso.

    Un altro dato interessante riguarda il fatturato per addetto, che è aumentato del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro. Le farmacie, in particolare, hanno registrato un incremento del 43,5%, mentre il settore carburanti e tabacchi ha visto un aumento del 50,4%.

    Tuttavia, non tutti i segmenti del commercio hanno beneficiato di questa crescita. Negli ipermercati, il fatturato per addetto è aumentato del 4,4%, mentre il fatturato complessivo è diminuito dell’8,4%, con una riduzione della dimensione media dei punti vendita del 13,6%. Questo fenomeno è simile a quanto osservato in Francia, dove il formato degli ipermercati sembra aver raggiunto una fase di maturità.

    Analizzando i dati territoriali, il Sud Italia presenta una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, al funzionamento degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

    In conclusione, il commercio al dettaglio in Italia sta affrontando una fase di trasformazione, caratterizzata da una significativa riduzione dei punti vendita e da un aumento del fatturato. Le dinamiche del settore, influenzate da fattori economici e cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, richiedono un’attenta analisi per comprendere le sfide e le opportunità future.

  • easyJet: utile ante imposte del terzo trimestre in calo del 70%

    easyJet: utile ante imposte del terzo trimestre in calo del 70%

    In Breve

    Qual è l'utile ante imposte di easyJet per il terzo trimestre 2026?
    easyJet ha registrato un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline nel terzo trimestre 2026.
    Quali fattori hanno influenzato i risultati di easyJet?
    L'aumento del costo del carburante e il rallentamento della domanda a causa del conflitto in Medio Oriente hanno penalizzato i risultati.
    Come si prevede che evolverà la capacità di easyJet nel 2027?
    Per la prima metà dell'esercizio 2027, la crescita della capacità tornerà a livelli più normali.

    easyJet ha chiuso il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline, segnando un calo del 70% rispetto ai 286 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è stato influenzato da un forte aumento del costo del carburante e da un rallentamento della domanda, in particolare dopo l’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto un impatto negativo sulle prenotazioni durante i mesi primaverili.

    Nonostante le difficoltà, le prenotazioni last minute sono rimaste sostenute, e il management ha segnalato segnali di un graduale miglioramento, con una ripresa della fiducia dei consumatori. Nel trimestre, la capacità è aumentata del 3% in ASK (Available Seat Kilometers) e i posti disponibili dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha subito una diminuzione del 3%, ma ha mostrato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni di maggio. Il costo unitario del carburante è aumentato del 13%, contribuendo a un aggravio di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre 2025. Il picco dei prezzi del carburante è stato registrato ad aprile, raggiungendo circa 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo soprattutto sulla quota di consumi non coperta da hedging.

    Il segmento dei pacchetti vacanza ha mostrato stabilità, con easyJet holidays che ha registrato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline, in calo rispetto agli 86 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, al netto dell’effetto cambi, il risultato operativo è cresciuto del 7%, con un incremento dell’8% nel numero di clienti, permettendo alla compagnia di guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a doppia cifra bassa rispetto ai 3,1 milioni registrati nel 2025. Per la prima metà dell’esercizio 2027, la crescita della capacità tornerà a livelli più normali, e le prime indicazioni sulle prenotazioni mostrano un aumento dei rendimenti dei biglietti in una percentuale a una cifra medio-alta.

    “L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre,” ha dichiarato il CEO Kenton Jarvis. “Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni last minute per voli e pacchetti vacanza, mentre l’attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha consentito di migliorare ulteriormente la puntualità e la soddisfazione dei clienti.”

    La società ha confermato la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. Con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, queste iniziative potrebbero sostenere il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.