Tag: economia

  • La Bce mantiene i tassi d’interesse invariati a luglio: analisi e prospettive future

    La Bce mantiene i tassi d’interesse invariati a luglio: analisi e prospettive future

    In Breve

    Quali sono i tassi d'interesse attuali della Bce?
    Il tasso sui depositi è 2,25%, il tasso sui rifinanziamenti principali è 2,40% e il tasso sui prestiti marginali è 2,65%.
    Ci sarà un aumento dei tassi a settembre?
    Non è escluso un aumento a settembre, ma la decisione finale dipenderà dall'analisi dei dati economici.
    Qual è la situazione economica attuale in Europa?
    L'attività economica ha mostrato miglioramenti, ma il conflitto in Medio Oriente continua a frenare la crescita.

    La Banca Centrale Europea (Bce) ha annunciato, nella riunione di luglio, di mantenere i tassi d’interesse invariati. Il tasso sui depositi resta fissato al 2,25%, il tasso sui rifinanziamenti principali al 2,40% e il tasso sui prestiti marginali al 2,65%. Questa decisione, presa all’unanimità, segue il rialzo di un quarto di punto avvenuto a giugno.

    Nonostante la stabilità attuale, alcuni governatori hanno espresso riserve riguardo alla necessità di un ulteriore aumento, anche se non si esclude un possibile intervento a settembre. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha sottolineato l’importanza di monitorare attentamente i dati economici, le prospettive di inflazione e i rischi connessi, in particolare gli effetti di secondo round che, al momento, non sono evidenti.

    Per le proiezioni di settembre, il personale della Bce dovrà considerare attentamente l’andamento dei prezzi di petrolio e gas. Sebbene gli attacchi nel Mar Rosso siano stati definiti «allarmanti», non hanno influenzato la decisione di luglio. Il comunicato della Bce evidenzia che le prospettive per i prezzi dell’energia rimangono altamente variabili, ma si collocano attualmente vicino allo scenario di base delle proiezioni di giugno, ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto in Medio Oriente.

    La Bce non ritiene necessario intervenire nuovamente sul costo del credito, mantenendo però un monitoraggio attento dell’incertezza e dell’impatto inflazionistico derivante dallo shock energetico, il quale deve ancora manifestarsi completamente. Nel secondo trimestre, l’attività economica ha mostrato segni di miglioramento, con un recupero anche nel settore dei servizi, nonostante il conflitto in Medio Oriente continui a frenare la crescita.

    Nel mese di maggio, il tasso di disoccupazione si attestava al 6,2%, vicino ai minimi storici, anche se le offerte di lavoro sono diminuite e le imprese, insieme alle famiglie, prevedono un mercato del lavoro più debole rispetto a prima del conflitto. Gli indicatori anticipatori suggeriscono una crescita modesta nel breve periodo, frenata dallo shock energetico e dalle incertezze, mentre i fondamentali per la crescita nel medio periodo rimangono intatti, grazie ai consumi, agli investimenti nelle nuove tecnologie e alle spese pubbliche in difesa e infrastrutture.

    Lagarde ha anche menzionato la flessione dell’inflazione a giugno, avvertendo però che gli shock energetici continuano a influenzare il rialzo dei prezzi. Le aspettative di inflazione a breve termine rimangono elevate, mentre quelle a lungo termine si attestano attorno al 2%. La Bce prevede che la dinamica dei prezzi resterà superiore all’obiettivo fino alla prima metà del 2027, per poi diminuire grazie al previsto calo dei prezzi dell’energia e a una crescita più contenuta.

    I rischi sulla crescita sono orientati al ribasso, mentre quelli sull’inflazione si mantengono al rialzo. Le condizioni finanziarie sono diventate leggermente più rigide rispetto all’ultima riunione, a seguito del rialzo di giugno, e nel linguaggio del Consiglio direttivo è scomparso il riferimento ai rischi «bilanciati».

    Infine, Lagarde ha escluso la possibilità di lasciare l’incarico prima della scadenza del mandato nel settembre 2027, affermando che «quando ci sono nuvole all’orizzonte, il capitano resta sulla nave». Ha anche accolto l’adesione delle banche centrali di Bosnia e Montenegro alla piattaforma per pagamenti istantanei basata sulla tecnologia TIPS, con Albania, Kosovo e Macedonia del Nord previste per novembre, ringraziando la Banca d’Italia per il ruolo svolto.

  • Unicredit e il Futuro di Commerzbank: Un Approccio Cauto alle Acquisizioni

    Unicredit e il Futuro di Commerzbank: Un Approccio Cauto alle Acquisizioni

    In Breve

    Qual è l'intenzione di Unicredit riguardo a Commerzbank?
    Unicredit intende procedere con l'operazione su Commerzbank.
    Qual è l'approccio di Unicredit alle acquisizioni domestiche?
    Unicredit adotta attualmente un atteggiamento da osservatore.
    Cosa ha dichiarato Andrea Orcel riguardo alla strategia di Unicredit?
    Orcel ha sottolineato l'importanza di una crescita organica disciplinata.

    Unicredit ha confermato la sua intenzione di proseguire con l’operazione su Commerzbank, mentre sul fronte delle acquisizioni domestiche adotta per il momento un atteggiamento di attesa. L’amministratore delegato Andrea Orcel ha dichiarato di essere “molto molto orgogliosi di essere una banca con radici italiane, ma ormai più che mai siamo paneuropei”, sottolineando l’importanza dell’operazione su Commerz come prioritaria.

    Le autorità di Berlino non si oppongono all’operazione in linea di principio, ma rifiutano modalità che possano essere percepite come ostili. Al momento, Commerzbank non ha rilasciato commenti ufficiali, ma sembra disponibile al dialogo, considerato indispensabile per procedere e creare valore. Un primo incontro tra Unicredit e il management di Commerzbank è previsto dopo la pubblicazione dei risultati della banca tedesca, attesa per la prima settimana di agosto.

    In ambito nazionale, Orcel ha voluto temperare le aspettative riguardo a operazioni aggressive, affermando: “Al momento siamo osservatori”. Le iniziative che coinvolgono Bper e Banco BPM sono considerate molto affollate e caratterizzate da complessità, anche in relazione alle operazioni già in corso sul mercato. Circolano smentite riguardo a un dossier concreto su Fineco, mentre si segnala l’elevato costo di una potenziale operazione. Banca Generali, dal punto di vista industriale, appare un obiettivo plausibile, ma la sua integrazione nei meccanismi del gruppo Generali renderebbe qualsiasi mossa più complessa, coinvolgendo il Leone di Trieste e i suoi principali azionisti. Orcel ha ribadito che, almeno per il momento, Generali resta una partecipazione finanziaria.

    Continua a circolare l’ipotesi di un equilibrio tra i principali azionisti, volto a rafforzare partecipazioni rilevanti senza raggiungere posizioni di controllo, attraverso reti di partecipazioni e contrappesi reciproci.

    Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance presso SDA Bocconi, osserva che Unicredit ritiene di avere ancora ampi margini di valore interno da liberare, riducendo l’urgenza di operazioni straordinarie domestiche. La strategia delineata dall’ad privilegia una crescita organica disciplinata, ricorrendo all’inorganico solo se crea valore, con particolare attenzione a efficienza, tecnologia e qualità dei ricavi. La recente correzione del titolo in Borsa è interpretata come una presa di profitto e un adeguamento delle aspettative, piuttosto che come un giudizio negativo sulla strategia.

  • Andy Burnham nuovo primo ministro del Regno Unito: un cambio di rotta per l’economia

    Andy Burnham nuovo primo ministro del Regno Unito: un cambio di rotta per l’economia

    In Breve

    Chi è Andy Burnham?
    Andy Burnham è il nuovo primo ministro del Regno Unito, ex sindaco di Manchester.
    Quali sono le promesse di Burnham?
    Burnham promette un nuovo modello economico e un piano per ridurre il costo della vita.
    Cosa ha detto Starmer alla sua partenza?
    Starmer ha definito il suo lavoro 'finito' e ha espresso orgoglio per i risultati ottenuti.

    A Buckingham Palace, Keir Starmer ha ufficialmente rassegnato le dimissioni a Carlo III, che ha poi incaricato Andy Burnham, noto come il “Re del Nord”, di formare un nuovo governo. Burnham, ex sindaco di Manchester, ha pronunciato il suo primo discorso da premier senza appunti, evidenziando la necessità di restituire stabilità al Paese in un momento di crisi economica.

    Nel suo intervento, Burnham ha sottolineato di essere il settimo primo ministro britannico dal 2016 e ha promesso un “nuovo modello economico e politico”. Tra le sue priorità, ha dichiarato di voler garantire un maggiore controllo pubblico delle risorse e di avviare un piano di reindustrializzazione con un forte sostegno per le imprese. Ha anche annunciato che presenterà un piano per ridurre il costo della vita già nei prossimi giorni, evidenziando un percorso decennale di progresso.

    Burnham ha messo in evidenza l’obiettivo di costruire case popolari e di ridurre il potere di Westminster, per conferire maggiore autonomia a città e regioni. Rivolgendosi a coloro che si sentono “stanchi della politica” nelle “zone dimenticate del Paese”, ha promesso di “riportare la speranza” e di “investire nel successo invece di pagare per il fallimento”.

    Oggi si attende la nomina dei ministri chiave, tra cui quelli degli Esteri, degli Interni e del Tesoro. Queste scelte, ha affermato Burnham, indicheranno le priorità del nuovo esecutivo e dovranno riflettere “tutte le anime del partito laburista”.

    Andy Burnham ha iniziato la sua carriera politica nel Labour a soli 15 anni, venendo eletto deputato nel 2001. Ha ricoperto ruoli nei governi di Tony Blair e Gordon Brown prima di tornare alle istituzioni locali nel nord dell’Inghilterra. È stato il primo sindaco di Greater Manchester dal 2017, riconfermato due volte con maggioranze crescenti e un indice di gradimento del 65% al momento del suo addio alla carica, secondo i sondaggi.

    Per succedere a Starmer, Burnham si è candidato nella circoscrizione di Makerfield, vicino a Manchester, dove è stato eletto con il 55% dei voti.

    Starmer ha lasciato Downing Street definendo il suo lavoro “finito”, esprimendo soddisfazione per i risultati ottenuti durante i sei anni e mezzo alla guida del partito, tra cui il rilancio del Labour e la vittoria elettorale nel 2024. Ha esortato il suo successore a non “soccombere alle divisioni” e gli ha assicurato il suo “pieno sostegno”.

  • Le imprese italiane all’estero: resilienza e investimenti nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: resilienza e investimenti nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero nel 2026?
    Il 51% delle imprese italiane intervistate intende investire sui mercati esteri.
    Quali sono le principali sfide per le imprese italiane all'estero?
    Le sfide includono dazi, politiche protezionistiche e costi crescenti di materie prime ed energia.
    Quali sono le aree geografiche più favorevoli per le imprese italiane?
    In America Latina, l'80% delle aziende segnala un clima molto positivo.

    Le aziende italiane attive sui mercati internazionali mostrano una sorprendente resilienza, continuando a investire nonostante le sfide rappresentate da dazi, politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha raccolto dati dalle Camere di commercio italiane all’estero, il 40% delle imprese considera il clima per i prodotti italiani «molto positivo», con una domanda in crescita.

    La situazione varia significativamente a seconda delle aree geografiche. In America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono più divise, oscillando tra un quadro stabile e un atteggiamento più prudente.

    In termini di investimenti, il 51% delle imprese intervistate ha dichiarato l’intenzione di investire nei mercati esteri. Solo il 3% ha segnalato una riduzione della propria esposizione, mentre il 26% adotta un approccio più cauto e il 20% si concentra sulla difesa delle posizioni già acquisite. Le imprese in Asia e negli Stati Uniti si dichiarano completamente orientate a investire, mentre in Europa si registra una maggiore cautela, con il 39% delle aziende pronte a nuovi investimenti e il 33% focalizzate su strategie difensive.

    Tra i principali fattori che influenzano le decisioni d’investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le preoccupazioni più rilevanti, segnalati dal 57% del campione. Altri fattori significativi includono il rischio di cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici e conflitti regionali (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica (14%).

    Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta puntare sulla qualità del prodotto. Oltre la metà degli intervistati ha indicato come prioritaria una strategia di medio-lungo periodo. Il 29% ha sottolineato l’importanza di scegliere partner locali affidabili, mentre il 26% ha evidenziato la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione. I principali concorrenti identificati includono Cina (77%), Francia (46%) e Germania (43%).

    Le imprese italiane ritengono necessarie misure come una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un sostegno pubblico più robusto all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Per il 2027, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati. In particolare, il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità. Nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha dichiarato che il made in Italy è ancora percepito come un simbolo di qualità e stile, ma ha avvertito che «oggi non è più sufficiente». Secondo Pozza, nei mercati internazionali è fondamentale mantenere una presenza continua, conoscere le regole locali, scegliere partner affidabili e adattare il modello commerciale. La qualità deve essere vista come un punto di partenza, non come un traguardo.

  • Commercio in Italia: un settore in trasformazione tra chiusure e crescita del fatturato

    Commercio in Italia: un settore in trasformazione tra chiusure e crescita del fatturato

    In Breve

    Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018?
    Il numero di negozi è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità.
    Come è cambiato il fatturato del settore commercio?
    Il fatturato complessivo è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato una crescita nel numero di addetti?
    Settori come abbigliamento e calzature hanno visto un incremento del 22,4% nel numero di addetti.

    Negli ultimi anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito un cambiamento radicale. Tra il 2018 e i dati più recenti, il numero di negozi è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, con una perdita di circa 96mila unità (-14,4%). Questa contrazione ha avuto un impatto significativo, in particolare sugli ambulanti, che hanno visto una riduzione del 27,3%, e sui piccoli negozi alimentari, che hanno subito un calo del 17,9%.

    Nonostante queste chiusure, il fatturato complessivo del settore ha mostrato una crescita notevole, aumentando del 25,7%, da 326,8 a 410,7 miliardi di euro. Questo incremento è principalmente attribuibile ai discount alimentari, che hanno visto un aumento delle unità locali del 7,4%, degli addetti del 51,2% e del fatturato del 101,1%. L’inflazione, che nel periodo è salita del 19,8%, ha certamente influito, ma non è l’unico fattore alla base di questa crescita: le famiglie italiane stanno cercando sempre più convenienza nelle loro spese quotidiane.

    In aggiunta, l’aggregato che comprende e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici ha registrato un incremento significativo, con un aumento del 13,6% delle unità locali e del 41,9% del fatturato. Questo riflette un cambiamento nelle abitudini di acquisto dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni digitali e pratiche.

    Dal punto di vista occupazionale, la riduzione dei punti vendita non ha comportato una perdita equivalente di posti di lavoro. Infatti, il numero di addetti è sceso solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno visto incrementi marcati nel numero di addetti (+22,4%), così come negli articoli culturali e ricreativi (+21,4%), nonostante molte insegne abbiano chiuso.

    Un altro dato interessante riguarda il fatturato per addetto, che è aumentato del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro. Le farmacie, in particolare, hanno registrato un incremento del 43,5%, mentre il settore carburanti e tabacchi ha visto un aumento del 50,4%.

    Tuttavia, non tutti i segmenti del commercio hanno beneficiato di questa crescita. Negli ipermercati, il fatturato per addetto è aumentato del 4,4%, mentre il fatturato complessivo è diminuito dell’8,4%, con una riduzione della dimensione media dei punti vendita del 13,6%. Questo fenomeno è simile a quanto osservato in Francia, dove il formato degli ipermercati sembra aver raggiunto una fase di maturità.

    Analizzando i dati territoriali, il Sud Italia presenta una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, al funzionamento degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

    In conclusione, il commercio al dettaglio in Italia sta affrontando una fase di trasformazione, caratterizzata da una significativa riduzione dei punti vendita e da un aumento del fatturato. Le dinamiche del settore, influenzate da fattori economici e cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, richiedono un’attenta analisi per comprendere le sfide e le opportunità future.

  • Cottarelli avverte: cautela sull’uso della flessibilità Ue per il debito italiano

    Cottarelli avverte: cautela sull’uso della flessibilità Ue per il debito italiano

    In Breve

    Qual è la posizione di Cottarelli sulla flessibilità Ue per il debito?
    Cottarelli ritiene che l'Italia non abbia bisogno di ricorrere alla flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico al momento.
    Quali sono le attuali condizioni economiche in Italia?
    Gli indicatori economici mostrano una situazione relativamente positiva, con occupazione e produzione industriale su livelli elevati.
    Qual è l'impatto dell'inflazione sui salari?
    L'inflazione ha portato a una perdita di potere d'acquisto di circa il 13% per i lavoratori dipendenti negli ultimi due anni.

    Carlo Cottarelli, noto economista e già commissario alla spending review, ha recentemente espresso la sua opinione riguardo alla situazione economica italiana, sottolineando che, al momento, non vi è necessità di ricorrere alla maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, un incremento del deficit dovrebbe essere giustificato solo se necessario per evitare una recessione, e gli attuali indicatori economici non evidenziano una debolezza tale da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

    Il primo trimestre del 2026 ha mostrato risultati relativamente positivi per l’Italia, con un aumento dell’occupazione e della produzione industriale. Nonostante un leggero calo a maggio, i livelli rimangono elevati. Pertanto, eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati a settori particolarmente colpiti, finanziati attraverso tagli ad altre spese o mediante un incremento delle entrate fiscali.

    Cottarelli ha inoltre messo in evidenza l’importanza della trasparenza nei programmi elettorali, evidenziando che molte promesse politiche sono prive di coperture finanziarie. Recenti stime indicano che alcuni partiti potrebbero avere impegni non finanziati per un valore compreso tra 140 e 150 miliardi di euro all’anno, una somma che, se confermata, avrebbe implicazioni significative per il debito pubblico italiano nel lungo termine.

    Un altro tema affrontato da Cottarelli riguarda i salari. Negli ultimi trent’anni, i salari reali in Italia sono diminuiti di circa il 6,6%. Sebbene l’introduzione di un salario minimo possa avere un ruolo, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. Cottarelli sottolinea la necessità di politiche che favoriscano gli investimenti e rendano l’Italia più attrattiva per le imprese.

    L’inflazione ha avuto un impatto significativo sul potere d’acquisto dei lavoratori. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, con una conseguente perdita di potere d’acquisto del 13% per i lavoratori dipendenti. Sebbene nei tre anni successivi ci sia stato un recupero, la ripresa dell’inflazione rappresenta un rischio aggiuntivo per la stabilità economica.

    Infine, riguardo al consolidamento bancario, Cottarelli ritiene inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e globale. Tuttavia, sottolinea l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo cruciale per famiglie e piccole e medie imprese, auspicando un approccio a doppio binario.

  • Sblocco di 300 milioni per l’autotrasporto: nuove misure per il settore

    Sblocco di 300 milioni per l’autotrasporto: nuove misure per il settore

    In Breve

    Qual è l'importo del credito d'imposta per l'autotrasporto?
    Il credito d'imposta è di 300 milioni di euro.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre.
    Che cos'è il tavolo permanente della logistica?
    È uno strumento di confronto su logistica nazionale, normative e investimenti.

    Il governo italiano ha recentemente annunciato lo sblocco di un credito d’imposta di 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto. Questa misura, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, rappresenta un importante sostegno per un settore in difficoltà.

    Il credito d’imposta sarà disponibile per le imprese che utilizzano gasolio commerciale per veicoli con una massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. Le aziende potranno beneficiare di un rimborso massimo del 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio tra marzo e giugno 2026. È stata confermata anche l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili.

    Le domande per accedere a questo credito potranno essere presentate a partire da settembre tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane. Questa iniziativa arriva dopo settimane di pressioni da parte delle associazioni di categoria e in seguito a un incontro tenutosi il 22 luglio al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi.

    Durante l’incontro, si è fatto il punto sugli impegni assunti il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale. Il governo si era impegnato a introdurre il credito d’imposta e a consentire la dilazione del pagamento delle imposte. Queste misure sono state confermate con la conversione in legge del decreto-legge approvato il giorno stesso dell’incontro.

    Le associazioni di categoria avevano segnalato incertezze operative nelle settimane seguenti, e Unatras aveva scritto il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per richiedere tempi certi. Oltre al credito d’imposta, è stata annunciata la convocazione, nei primi giorni di settembre, di un tavolo permanente per l’autotrasporto merci e la logistica, che sarà presieduto dal ministro e aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio.

    Questo tavolo rappresenta uno strumento di confronto stabile su temi cruciali come la logistica nazionale, le normative, l’intermodalità e gli investimenti. Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • easyJet: utile ante imposte del terzo trimestre in calo del 70%

    easyJet: utile ante imposte del terzo trimestre in calo del 70%

    In Breve

    Qual è l'utile ante imposte di easyJet per il terzo trimestre 2026?
    easyJet ha registrato un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline nel terzo trimestre 2026.
    Quali fattori hanno influenzato i risultati di easyJet?
    L'aumento del costo del carburante e il rallentamento della domanda a causa del conflitto in Medio Oriente hanno penalizzato i risultati.
    Come si prevede che evolverà la capacità di easyJet nel 2027?
    Per la prima metà dell'esercizio 2027, la crescita della capacità tornerà a livelli più normali.

    easyJet ha chiuso il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline, segnando un calo del 70% rispetto ai 286 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è stato influenzato da un forte aumento del costo del carburante e da un rallentamento della domanda, in particolare dopo l’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto un impatto negativo sulle prenotazioni durante i mesi primaverili.

    Nonostante le difficoltà, le prenotazioni last minute sono rimaste sostenute, e il management ha segnalato segnali di un graduale miglioramento, con una ripresa della fiducia dei consumatori. Nel trimestre, la capacità è aumentata del 3% in ASK (Available Seat Kilometers) e i posti disponibili dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha subito una diminuzione del 3%, ma ha mostrato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni di maggio. Il costo unitario del carburante è aumentato del 13%, contribuendo a un aggravio di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre 2025. Il picco dei prezzi del carburante è stato registrato ad aprile, raggiungendo circa 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo soprattutto sulla quota di consumi non coperta da hedging.

    Il segmento dei pacchetti vacanza ha mostrato stabilità, con easyJet holidays che ha registrato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline, in calo rispetto agli 86 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, al netto dell’effetto cambi, il risultato operativo è cresciuto del 7%, con un incremento dell’8% nel numero di clienti, permettendo alla compagnia di guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a doppia cifra bassa rispetto ai 3,1 milioni registrati nel 2025. Per la prima metà dell’esercizio 2027, la crescita della capacità tornerà a livelli più normali, e le prime indicazioni sulle prenotazioni mostrano un aumento dei rendimenti dei biglietti in una percentuale a una cifra medio-alta.

    “L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre,” ha dichiarato il CEO Kenton Jarvis. “Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni last minute per voli e pacchetti vacanza, mentre l’attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha consentito di migliorare ulteriormente la puntualità e la soddisfazione dei clienti.”

    La società ha confermato la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. Con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, queste iniziative potrebbero sostenere il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.