Economia Circolare

Riorganizzazione del Mercato del Jet Fuel: La Chiusura dello Stretto di Hormuz e le Nuove Rotte di Fornitura

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In Breve

Come ha influito la chiusura dello Stretto di Hormuz sul mercato del jet fuel in Europa?
Ha costretto l'Europa a riorganizzare le proprie fonti di approvvigionamento, aumentando le importazioni da Stati Uniti e Nigeria.
Qual è stato l'impatto sulle importazioni di jet fuel?
Le importazioni europee sono aumentate da 612.000 a 750.000 barili al giorno tra gennaio e giugno 2026.
Quali sono le conseguenze per il mercato del diesel?
Le importazioni di diesel sono diminuite e il prezzo del diesel ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno.

La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto notevole sul mercato europeo del jet fuel, costringendo i paesi europei a riorganizzare le proprie fonti di approvvigionamento. Con l’aumento delle tensioni geopolitiche, l’Europa ha dovuto rivolgersi a fornitori alternativi, in particolare gli Stati Uniti e la Nigeria.

A partire dal 28 febbraio, la raffineria nigeriana Dangote ha incrementato la propria produzione, aggiungendo circa 40.000 barili al giorno destinati all’Europa rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo ha contribuito a un aumento delle importazioni europee di carburante per aviazione, che sono passate da circa 612.000 barili al giorno a gennaio 2026 a 750.000 a giugno, mantenendo lo stesso livello anche a luglio.

Prima della crisi, l’Europa importava complessivamente tra 550.000 e 600.000 barili al giorno di jet fuel, di cui circa 300.000 provenivano dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Hormuz. La chiusura di questo passaggio strategico ha quindi sottratto al mercato europeo quasi 300.000 barili al giorno, costringendo i paesi a cercare alternative.

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Nel mese di aprile, Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni europee, equivalenti a circa 375.000 barili al giorno. Le esportazioni statunitensi di jet fuel hanno raggiunto circa 443.000 barili al giorno in agosto, avvicinandosi al record di 455.000 barili di maggio. La nuova capacità della raffineria Dangote ha trasformato la Nigeria in un fornitore sempre più cruciale per l’Europa.

Tuttavia, la sostituzione dei volumi mediorientali non è avvenuta senza difficoltà. Gli acquirenti in Europa, Asia e altrove si sono contesi le forniture disponibili, e le raffinerie europee hanno dovuto riallocare la produzione, con effetti visibili sul mercato dei prodotti distillati. Sebbene l’Europa sia riuscita a evitare una crisi acuta di jet fuel durante la stagione estiva, ha mostrato una crescente vulnerabilità per quanto riguarda il diesel. Le importazioni di diesel sono scese da 1,97 milioni di barili al giorno a gennaio a 1,56 milioni a luglio, e a metà agosto il prezzo del diesel europeo ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno.

Le scorte di carburante per aviazione rimangono limitate: a luglio erano inferiori a 30 giorni di consumo, e ad agosto le scorte dell’hub ARA risultavano circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni. Attualmente, il jet fuel quota oltre 1.300 dollari per tonnellata, e i prezzi a termine sono più elevati rispetto a un mese fa e ai livelli di aprile, con impatti significativi sui costi di approvvigionamento e sui margini delle compagnie aeree.

Se la situazione dovesse protrarsi con lo Stretto di Hormuz chiuso, è probabile che la risposta arrivi dal lato dell’offerta, con possibili tagli di capacità durante l’inverno, quando la domanda di trasporto aereo è tradizionalmente più debole.

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redazione

Autore di prima-ambiente.it

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