Contesa Legale sull’Area a Caldo dell’Ex Ilva: Il Caso di Taranto
In Breve
- Qual è la questione legale in corso riguardante l'ex Ilva?
- C'è una contesa legale tra Acciaierie d'Italia e i cittadini di Taranto sulla fermata dell'area a caldo disposta dalla Corte d'Appello di Milano.
- Quali sono le conseguenze della fermata dell'area a caldo?
- La fermata potrebbe portare a circa 2.500 licenziamenti collettivi e a problemi di salute pubblica legati alle emissioni.
- Quando è fissata l'udienza per le istanze di sospensiva?
- L'udienza è fissata per il 9 settembre.
È in atto una significativa contesa legale tra Acciaierie d’Italia e i rappresentanti legali dei cittadini di Taranto, nonché l’associazione Genitori Tarantini, riguardo alla decisione della Corte d’Appello di Milano di fermare l’area a caldo dell’ex Ilva. Questa fermata è prevista per la fine di ottobre, in seguito a un decreto emesso il 27 luglio, e l’udienza per le istanze di sospensiva è fissata per il 9 settembre.
Gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, che rappresentano i cittadini, sostengono che la richiesta di sospensione del decreto non sia giustificata. Secondo loro, non è stata dimostrata la gravità e l’irreparabilità del danno, elementi necessari per concedere la sospensione. Contestano, inoltre, le affermazioni di Acciaierie d’Italia, secondo cui fermate precedenti avrebbero dimostrato il rischio di compromissione irreversibile. Ricordano che gli altiforni e le cokerie sono stati fermati e riavviati in passato, e che il fermo prolungato delle cokerie non ha impedito la produzione di acciaio grazie all’approvvigionamento di coke sul mercato. Questo, a loro avviso, evidenzierebbe una preferenza per il profitto a scapito della salute pubblica, poiché le cokerie sono note per le loro emissioni nocive, come il benzene e gli IPA, incluso il benzo(a)pirene.
Acciaierie d’Italia, dal canto suo, ha replicato che i casi passati non sono comparabili. L’azienda sostiene che gli altiforni erano mantenuti in condizioni di conservazione mediante il riscaldo dei cowper, un’operazione che il decreto attuale vieta. Inoltre, le cokerie erano state fermate in un contesto di autorizzazione tecnica che consentiva misure di conservazione.
Secondo l’azienda, il decreto impone due condizioni per la ripresa dell’area a caldo che non possono essere realizzate entro 90 giorni: la completa rimozione dell’amianto presente nei cowper e la risoluzione delle problematiche legate alle concentrazioni di PM10 e PM2,5. Acciaierie d’Italia stima che circa 1.690 tonnellate di materiale siano confinati in sette dei dodici cowper, e descrive l’intervento di rimozione come un processo complesso, paragonabile al rifacimento integrale dei cowper, con tempi tecnici stimati di almeno un anno.
In aggiunta, l’azienda sottolinea che nel comparto siderurgico europeo non esistono conclusioni BAT o autorizzazioni integrate ambientali che stabiliscano limiti di emissione per PM10 e PM2,5. La definizione di tali limiti richiederebbe un riesame dell’AIA, un processo che richiederebbe più di 90 giorni.
La Valutazione di impatto sanitario (Vis) è parte integrante dell’AIA del 4 agosto 2025, e una nota del 26 febbraio 2026 ha richiesto approfondimenti su specifici aspetti della prescrizione n.2. È stato avviato un tavolo tecnico con ISS, Mase e altri enti competenti per affrontare queste problematiche.
Oggi, 8 settembre, il Governo ha convocato tre incontri a Palazzo Chigi con enti locali, associazioni delle imprese e sindacati. Nel frattempo, il numero di lavoratori potenzialmente interessati dalla fermata continua a crescere: 28 imprese associate ad Aigi hanno annunciato circa 2.500 licenziamenti collettivi, mentre Confapi prevede un incremento di circa 1.700 unità tra licenziamenti e ricorso alla cassa integrazione. Aigi ha convocato i sindacati per il 10 settembre per discutere i dettagli di questi licenziamenti.
